Commedia moderata sul devastante quieto vivere

Spettacolo vincitore “In-Box” 2022
Fra le “Sei nuove voci della drammaturgia italiana” – 2019
Scritto e diretto da Marco Ceccotti
con Giordano Domenico Agrusta, Luca Di Capua, Simona Oppedisano.

Supervisione di Lucia Calamaro e Graziano Graziani.
Disegno Luci di Camila Chiozza | Costumi di Stefania Pisano.
Prodotto da Teatro Metastasio.
Con il sostegno di Consorzio Altre Produzioni Indipendentei
Teatro di Roma | Carrozzerie n.o.t | Teatro San Carlino | Fortezza Est.

Uno spettacolo divertente e irriverente sul rapporto genitori-figli, sulle frustrazioni, le incomprensioni e la vita abitudinaria che spesso opprimono i sogni e soffocano i desideri. Ritratto – tra ironia dissacrante e cinismo – di una famiglia pacifica, tollerante, dove, per sopravvivere, ognuno si rifugia in un mondo tutto suo fatto di assurde fantasie e fantastiche illusioni.

“Mio figlio grossi problemi non ne ha. La sua unica colpa è quella che hanno tutti i figli: essere nati. Ma chi non è nato almeno una volta nella vita”.

“Quella raccontata da Marco Ceccotti, più che una famiglia, è un’epoca. La drammaturgia scavalca i confini del legame parentale per tratteggiare una più ampia coesistenza tra generazioni.”
Sabrina Fasanella TEATRO E CRITICA
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“Un titolo raffinato, per una commedia surreale sul tema dei rapporti familiari e dei conflitti esistenziali, quelli necessari, ricercati, auspicati nel percorso di formazione dell’identità di un individuo[…] Lo spettacolo, da non perdere, è una parodia brillante, sorprendente e irrazionale […]”
Renata Savo SCENE CONTEMPORANEE
(qua la recensione)

“Tra ironia dissacrante e cinismo, vanno in scena i drammi della famiglia moderna con una lente di ingrandimento sulle paure e le ombre dell’animo umano. Sul palco i rapporti tra esseri umani, nella loro complessità unicità.”
Valentina Ersilia Matrascia ART A PART OF CULTURE
[recensione completa]

“Tra ironia dissacrante e cinismo, vanno in scena i drammi della famiglia moderna con una lente di ingrandimento sulle paure e le ombre dell’animo umano. Sul palco i rapporti tra esseri umani, nella loro complessità unicità.”
Roberto Canziani HYSTRIO
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Sinossi

Un figlio, Luigi, ossessionato dalla morte in senso negativo, racconta finali di libri e film a persone che sono alla fine della loro esistenza. Un padre, pacifista emotivo, si guadagna da vivere decorando sanitari per dittatori sanguinari. Una madre, ironizzatrice cronica, cerca la felicità nei libri horror. Le loro giornate sono un susseguirsi di abitudini rassicuranti, piccoli rimpianti, sogni rimandati, traumi ricercati e insalate poco condite. Vorrebbero odiarsi, non molto, quel tanto che basta per essere persone normali, ma è difficile odiarsi per chi non è mai riuscito a dirsi neanche un “ti voglio bene”. I tre vivono in uno stato di tranquillità e pace che li sta distruggendo. Un’esistenza fondata sul non detto, sul non fatto, sul non essere abbastanza, sul non sapersi, sul non riuscire. Luigi non riesce a trovare una fidanzata, ad andarsene da casa e soprattutto a litigare con i suoi genitori, perché loro non gli danno la possibilità, loro non lo contrastano, non gli ordinano di fare e di non fare, così Luigi nella sua vita non ha mai fatto niente. Il papà non riesce a dire al figlio e alla mamma che ha perso il lavoro. Perché un padre non è nulla senza il suo lavoro e a lui questo essere nulla lo terrorizza. Per il bene della sua famiglia ha passato la vita cercando di non essere arrabbiato, non essere cattivo, non essere preoccupato, ora vorrebbe essere, essere qualcuno, forse meglio qualcun altro. La mamma non riesce più a farsi ascoltare dal papà e dal figlio, i suoi consigli non richiesti somigliano sempre più a frasi fatte. Ha molti mostri da combattere ma si concentra sui boss di fine livello dei videogame. Poi un giorno, arriva la guerra.



SCHEDA TECNICA



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